La rubrica del Prof. Tobia Beltrame
Tobia Beltrame
“Ho iniziato a correre quando mi sono iscritto all’Università nel 2013 e da allora ho sempre considerato il running parte fondamentale della mia vita. Con il binomio teoria-pratica ( università-allenamento) ho raggiunto un alto livello di conoscenze e competenze, arricchite da esperienza quotidiana e passione, che desidero condividere per aiutare gli altri a raggiungere i loro obiettivi.”
Professionalmente posso vantare esperienze lavorative nel mondo dello sport professionistico per quanto riguarda la corsa e il calcio.
Recupero post-corsa: quando l’acqua diventa terapia
IDROTERAPIA: un’alleata per il recupero
Al termine di certi allenamenti è normale sentirsi particolarmente affaticati e indolenziti; i dolori possono peggiorare nelle ore successive all’attività: per favorire il recupero in vista delle sedute successive sono presenti diverse tecniche, tra cui l’idroterapia, ovvero un trattamento basato sull’immersione del corpo, o di una sua parte, in acqua di diversa temperatura in base al protocollo scelto.
Le immersioni possono essere di tre tipi: quelle in acqua fredda (<20°) consentono di abbassare la percezione del dolore, riducendo danno cellulare e metabolismo del tessuto; anche quelle in acqua calda (>36°) possono diminuire il dolore, ma al contrario delle
precedenti aumentano il metabolismo e promuovono la circolazione sanguigna; infine, quelle a contrasto, in cui si alternano immersioni in acqua fredda ed acqua calda, aiutano ad abbassare la temperatura corporea in seguito all’esercizio fisico, facilitando il recupero.
Tutti e tre i metodi abbassano il valore ematico della creatinchinasi (CK), marker del danno muscolare. Un aumento del livello di CK, associato ad un recupero più lento, può essere sintomo di accumulo di fatica.
Le immersioni in acqua fredda e quelle a contrasto riducono i DOMS, ovvero i dolori muscolari ad insorgenza ritardata che compaiono solitamente nei giorni successivi ad una prova intensa o prolungata. L’acqua fredda provoca infatti vasocostrizione, riducendo infiammazione ed edema. L’acqua calda determina invece vasodilatazione con conseguente drenaggio di liquido infiammatorio. Le immersioni a contrasto causano rapidi cambi di perfusione a livello muscolare, favorendo la rimozione di acido lattico e altri metaboliti di scarto nelle ore post esercizio.
Diversi protocolli di immersione utilizzati negli studi suggeriscono di rimanere in acqua, calda o fredda, per 10-15 minuti; a mio parere però i metodi possono essere adattati a caratteristiche, esperienza e obiettivo del soggetto. A livello pratico, per un’immersione completa una vasca da bagno risulta la soluzione ideale; in alternativa, per immersioni parziali possono essere utilizzate bacinelle di diverse dimensioni.
In conclusione, se riscontrate problemi a livello di recupero, specialmente a livello muscolare, le immersioni in acqua fredda o in acqua fredda/calda possono essere un semplice e valido aiuto.
Fonte: Chen, R., Ma, X., Ma, X. et al. The effects of hydrotherapy and cryotherapy on recovery from acute post-exercise induced muscle damage—a network meta-analysis. BMC Musculoskelet Disord 25, 749 (2024).
Tobia Beltrame




